L’ultimatum alla Serbia

risposta serba all'ultimatum

Domenica 28 giugno 1914 fu l’infausto giorno dell’attentato di Sarajevo che diede al ministro degli esteri austriaco Berchtold l’occasione per ridimensionare una volta per tutte il potere della Serbia, spina nel fianco dell’Impero. Fino al 23 luglio la politica del vecchio continente fu in fibrillazione pensando alle possibili conseguenze del grave fatto di sangue avvenuto ai danni dell’erede al trono dell’Impero. Come in una grande partita a scacchi, ogni singolo governo stava valutando possibili mosse e contromosse. C’era chi credeva improbabile la discesa in campo della Russia al fianco della Serbia, chi invocava la guerra a tutti i costi, chi sperava nell’effetto sorpresa, chi guardava in modo sornione lo scenario aspettando l’occasione propizia …
Giovedì 23 luglio 1914 l’ambasciatore austriaco a Belgrado consegnò al governo serbo le 10 richieste dell’Austria. Siccome queste dovevano ottenere una risposta entro e non oltre le 18:00 di sabato 25 luglio, il documento passò alla storia come “Ultimatum dell’Austria-Ungheria alla Serbia”. Vediamolo nel dettaglio.
A seguire l’ampio preambolo iniziale, vi era l’elenco dei 10 punti che la Serbia avrebbe dovuto soddisfare, pensati però affinché ciò non avvenisse. La conditio sine qua non, era l’accettazione totale delle richieste.
[omissis] Il governo serbo si doveva impegnare inoltre:

1 – A sopprimere qualsiasi pubblicazione che inciti all’odio e al disprezzo nei confronti della monarchia austro-ungarica e la cui tendenza generale sia diretta contro la sua integrità territoriale [dell’Austra-Ungheria]

2 – A sciogliere immediatamente la società denominata Narodna Odbrana [Difesa Popolare] e confiscarne tutti i mezzi di propaganda, nonché a procedere in ugual modo contro altre società e loro branche in Serbia coinvolte in attività di propaganda contro la monarchia austro-ungarica. La Casa Reale prenderà le misure necessarie che le società dissolte continuino la loro attività sotto un altro nome e forma;

3 – A eliminare senza ulteriore indugio dalla pubblica istruzione del proprio paese, sia per quanto riguarda il personale docente che il metodo di istruzione, qualunque cosa induca o potrebbe indurre a fomentare la propaganda contro l’Austria-Ungheria;

4 – A espellere dall’apparato militare e dalla pubblica amministrazione in generale, tutti gli ufficiali e i funzionari colpevoli di propaganda contro la monarchia austro-ungarica i cui nomi e le cui azioni il governo austro-ungarico si riserva il diritto di comunicare al Regio governo [serbo];

5 – Ad accettare la collaborazione in Serbia di rappresentanti del governo austro-ungarico per la soppressione del movimento sovversivo diretto contro l’integrità territoriale della monarchia [austro-ungarica]

6 – Ad adottare misure giudiziarie contro i complici del complotto del 28 giugno che si trovano sul territorio serbo; delegati del governo austro-ungarico prenderanno parte all’indagine ad esso attinente;

7 – A provvedere con la massima urgenza all’arresto del maggiore Voijslav Tankošic e di un tale Milan Ciganovic, impiegato dello Stato Serbo, che i risultati delle indagini dimostrano coinvolti [nell’attentato di Sarajevo];

8 – A prevenire con misure efficaci la cooperazione delle autorità serbe al traffico illecito di armi ed esplosivi oltre frontiera, a licenziare e punire severamente i funzionari dell’ufficio doganale di Schabatz e Loznica, rei di avere assistito gli esecutori del crimine di Sarajevo favoreggiandone il passaggio oltre frontiera;

9 – A fornire all’Imperiale e Regio Governo [austro-ungarico] spiegazioni in merito alle ingiustificate espressioni di alti ufficiali serbi sia in patria che all’estero i quali, malgrado la loro posizione ufficiale, non hanno esitato sin dal crimine del 28 giugno a esprimersi pubblicamente in termini ostili nei confronti del governo austro-ungarico; e, infine;

10 – A notificare immediatamente all’Imperiale e Regio Governo [austro-ungarico] l’adozione delle misure previste nei precedenti punti.

La risposta fu negativa per colpa soprattutto dei punti 6 e 7. Il governo serbo infatti riteneva lesivo della sua sovranità il fatto che delegati austro-ungheresi prendessero parte all’indagine sull’attentato ed avevano interesse che non si facesse luce sulla Mano Nera. Inoltre risposero che non era stato possibile procedere all’arresto di Milan Ciganovic, aiutato in realtà proprio dalle autorità serbe a fuggire.

Alle ore 15 del 25 luglio la Serbia mobilitò l’esercito ed a 2 minuti dalla scadenza dell’ultimatum, il Primo ministro consegnò la risposta all’ambasciatore austriaco. Per un vezzo della storia, sembra che la macchina da scrivere del ministero serbo si fosse rotta per cui la risposta, in francese, fu malamente scritta a mano con tanto di correzioni in un foglio di carta (vedi foto). Sarebbe bello conoscere la verità, perché anche questo può essere interpretato in diversi modi. Purtroppo sappiamo come andò a finire: in tutto ci furono 16 milioni di morti.