Il puzzle complicato

Tutti noi abbiamo sempre saputo che la Grande Guerra scoppiò come logica conseguenza di un attentato nel quale un terrorista di allora uccise l’erede al trono dell’Impero Austro Ungarico.

Lo abbiamo studiato in 5° elementare, ripetuto alle medie e poi chissà quante altre volte nel corso della vita fino a diventare per noi un assioma: attentato di Sarajevo = Grande Guerra. Anche se questo è sicuramente vero, l’argomento merita delle riflessioni più complete perché c’è dell’altro, decisamente molto più interessante, intrigante e meno riduttivo.
L’Europa del tempo era attraversata da così tanti e così forti sussulti politici che se non fosse stato per l’attentato di Sarajevo, la guerra sarebbe scoppiata sicuramente per qualche altro motivo. Questione di tempo. Con questa affermazione non minimizzo la gravità dell’attentato, ma dico semplicemente che la scintilla prima o poi sarebbe comunque scoccata ed ora, in massima sintesi, ne scopriamo il perché.
La Germania, potenza nascente nel cuore dell’Europa, era diventata una nazione grande e forte sotto l’azione unificatrice del 1° ministro prussiano Bismarck nominato poi cancelliere imperiale del Regno di Germania. L’imperatore Guglielmo 2° voleva ardentemente espandere la grande Germania con delle colonie ma senza riuscirci. Nel 1881 assieme ad Austria-Ungheria ed Italia, aveva firmato la Triplice Alleanza con la quale ogni nazione si impegnava militarmente al fianco delle altre nel caso fossero state attaccate dalla Francia, ma l’Italia firmò un patto segreto con la Francia con il quale sarebbe rimasta neutrale in caso di attacco francese alla Germania.
La Francia nella guerra franco-prussiana del 1870-71 aveva perso Alsazia e Lorena, territori minerari molto ricchi e questo aveva scatenato il revanscismo (révanche=vendetta, rivincita), ideologia nazionalistica per la quale la Francia cercava la rivalsa all’onta subìta.
Il Regno d’Italia, in seguito alla sua Unità aveva preso possesso dei territori italiani fino ad allora sotto l’Austria (Lombardia e Venezie) inoltre nella Campagna di Libia del 1911-12, con un costo relativamente basso in termini di perdite umane, aveva colonizzato, sottraendoli all’Impero Ottomano, i territori della Cirenaica, della Tripolitania, il Dodecanneso e l’isola di Rodi. Per entrare in guerra contro l’Austria ruppe la Triplice Allenaza, forte del patto segreto con la Francia.
La Lega Balcanica (Bulgaria, Serbia, Grecia e Montenegro), vista la difficoltà in cui versava la Turchia già messa in ginocchio dall’Italia nella campagna di Libia, le dichiarò guerra conquistando quasi tutti i suoi territori nei Balcani.
L’Ungheria era divenuta una spina nel fianco dell’imperatore Francesco Giuseppe per le sue sempre più insistenti richieste di autonomia sfociate nel potere condiviso fra le due corone.

La Bosnia ed Erzegovina erano state annesse all’Austria nel 1908, mortificando le ambizioni nazionaliste della popolazione slava. La Mano Nera era un’organizzazione nazionalistica Serba che, cavalcando il malcontento, fomentava la ribellione contro l’Austria. Gavrilo Princip, lo studente bosniaco che assassinò Francesco Ferdinando, apparteneva al movimento rivoluzionario Giovane Bosnia, ma fu armato dalla Mano Nera con la quale aveva avuto contatti.
La Russia aveva stipulato un’alleanza con Inghilterra e Francia contro Germania, Austria-Ungheria ed Italia. Nel 1904 combattè contro il Giappone per il controllo della Manciuria e Korea ma perse sonoramente. Lo zar Nicola 2° non vedeva l’ora di rivalersi dello smacco subìto e riportare in luce sia la Russia sia la propria dinastia (Romanov). Entra in guerra a fianco della Serbia ma ne esce nel ’17 a causa della Rivoluzione Russa in atto.
L’Austria aveva rifiutato di supportare la Russia durante la guerra di Crimea Anglo-Russa del 1853-56, incrinando irreparabilmente i rapporti fra le due nazioni. Era stata annessa alla Germania sotto Bismarck nel 1866 e nei confronti di questa si sentiva di serie B. L’Impero era troppo esteso per far sentire nelle periferie il peso del potere centrale, inoltre i paesi balcanici erano il covo del nazionalismo più sfrenato.