Le malattie nella Grande Guerra

Il numero di soldati italiani che parteciparono al Primo Conflitto Mondiale fu di circa 5.000.000, 2/3 dei quali combatté in trincea. Le spaventose condizioni in cui operarono sono difficilmente immaginabili oggi, ma gli uomini che le affrontarono erano fisicamente diversi da noi: l’altezza media di circa 160 cm, la durata di vita fino a 59 anni, l’alimentazione scarsa e qualitativamente non idonea, l’igiene personale precaria, le condizioni di lavoro molto usuranti, poche difese dal caldo e dal freddo… . Tutto questo comportava però una resistenza a sforzi , privazioni e malattie infettive oggi scomparse. Ma anche fisici indubbiamente robusti e resistenti poco poterono contro le svariate epidemie che si verificarono durante la Grande Guerra.
Siamo solitamente abituati a considerare le vittime di un conflitto come conseguenza di ferite ma in realtà il numero dei malati è sempre di gran lunga superiore, si è calcolato infatti che al termine della Prima Guerra Mondiale i feriti furono circa 900.000 a fronte di ben 2.400.000 ammalati.
Analizziamo per sommi capi e senza pretesa di completezza alcune tra le maggiori epidemie che colpirono il Regio Esercito tra il 1915 ed il 1918.


COLERA: sicuramente la peggiore, si diffuse a tutto il fronte con particolare incidenza tra i fanti della Terza Armata, ne furono interessati circa 16.000 militari con oltre 4.000 decessi


TIFO: i casi all’inizio del conflitto furono numerosissimi (circa 18.000 nel 1915) ma, grazie al miglioramento delle condizioni igienico sanitarie, diminuirono sensibilmente (6.000 nel 1918)


TUBERCOLOSI: i colpiti furono 100.000 la maggior parte tra i prigionieri di guerra.


MALARIA: presente fin dall’inizio del conflitto ebbe il suo apice tra il 1917 e il 1918 con circa 12.000 casi


VAIOLO: i casi all’interno dell’Esercito furono sicuramente inferiori alla grande diffusione tra la popolazione civile specie del Meridione.


SPAGNOLA: la terribile epidemia influenzale del 1918 ebbe un impatto minore sulle truppe proprio per la sua comparsa verso la fine del conflitto.


Chi morì in guerra per malattia viene spesso considerato come una vittima di serie B, non a caso tutti gli eroi cadono colpiti da piombo nemico, ma il nostro rispetto ed il ricordo non devono mancare nei confronti di chi lasciò la sua vita nei letti di un Ospedale piuttosto che tra i reticolati della terra di nessuno.