Chirurgia di guerra

Ogni soldato del Regio Esercito era dotato di un “PACCHETTO DI MEDICAZIONE INDIVIDUALE STERILIZZATO” composto da garze sterili e da un flaconcino di tintura di iodio con il quale provvedere ad un primo trattamento delle ferite, in alcuni opuscoli (DECALOGO DEL SOLDATO FERITO) purtroppo non utilizzabili dai numerosi analfabeti, venivano indicate le norme sul corretto comportamento da adottare.


Principio generale della chirurgia di guerra fu “far poco ma bene e al più presto possibile” ma, spesso, per cause di forza maggiore, non sempre si riuscì rispettarlo. Non disponendo ancora di antibiotici per contrastare le complicanze infettive (la più temibile senza dubbio la gangrena gassosa provocata da germi anaerobi estremamente diffusi sui campi di battaglia) si ricorse a tecniche chirurgiche come “aperture e controaperture delle ferite” o a inevitabili amputazioni e a tecniche fisiche come” la “cura del bagno caldo prolungato nelle ferite d’arma da fuoco”. La disponibilità di vaccini rese meno drammatica l’incidenza del tetano.


L’anestesia venne praticata prevalentemente con la NARCOSI usando particolari mascherine (Schimmelbusch – Esmarch) su cui venivano versati a goccia etere o cloroformio. La rachianestesia (simile all’attuale anestesia spinale) con novocaina 1% e la anestesia locale, pur disponibili, furono meno utilizzate.


Nel trattamento delle ferite d’arma da fuoco una regola che si cercò sempre più di generalizzare fu, nei casi di ferite a canale completo con foro d’entrata e d’uscita simili senza lesioni ossee associate, di evitare ogni atto chirurgico limitandosi a “medicature” da sostituire ogni 2-3 giorni.
Un dato sicuramente interessante è la notevole versatilità del chirurgo che, specialmente nei primi anni del conflitto, dovette affrontare branche chirurgiche complesse e diversissime tra loro (come neurochirurgia, chirurgia addominale, chirurgia toracica, chirurgia plastica, chirurgia ortopedica). Molte di queste Specialità oggi diffuse ed indispensabili iniziarono a formarsi nel corso e dopo la fine della Grande Guerra.