Passioni

Capitano medico

Le passioni, proprio perché tali, hanno spesso radici così profonde che sfuggono ad ogni indagine razionale che cerchi di spiegarne le origini. Francamente non so dire perché la storia della Grande Guerra sia per me una calamita così potente; certo, il fatto che per buona parte si sia svolta nelle mie terre, i racconti di mio nonno, i libri letti e riletti di Fritz Weber o di Mario Rigoni Stern, sono elementi indubbiamente importanti, ma c’è di più: c’è qualcosa di più profondo e misterioso che in realtà ho smesso da tempo di cercare, il mio autunno si avvicina ed ho capito che è inutile voler rispondere a tutti i costi a certe domande.
Eppure ho spesso avvertito un senso di incompletezza, è come se mancasse qualcosa, non mi bastava più leggere, visitare musei, camminare per trincee e forti, volevo qualcosa di più intenso e coinvolgente, volevo cercare in qualche modo di entrare , in punta di piedi e con tutto il rispetto possibile, in questo mondo così profondamente presente dentro me.
Indossare la divisa grigioverde, buona per ogni stagione, calzare gli scomodi scarponi chiodati ed avvolgere maldestramente le fasce mollettiere mi ha permesso di completare quel percorso iniziato tanto tempo fa, quando portavo ancora i calzoni corti.
E’ come un cerchio che si chiude, un sogno che inaspettatamente diventa reale, il tentativo di calarsi in un mondo lontano per cercare di capirlo e di renderlo calamita capace di attirare altre persone .
E se tutto questo viene condiviso con chi soffre della stessa “ inguaribile malattia” non ci può essere cosa migliore.