Associazione culturale di rievocazione storica

La statale 252

cimitero militare di Palmanova

La statale 252 è un lungo rettilineo posto tra Codroipo e Gradisca. I suoi quasi 45 km attraversano la piana friulana passando velocemente dalla Provincia di Udine a quella di Gorizia . Per pochi è la “Strada Alta”, per i più la “Napoleonica”. Le sue origini probabilmente risalgono al Medioevo ed il termine strada alta potrebbe derivare dalle bonifiche delle terre basse e paludose che resero possibile la costruzione del suo ultimo tratto. Vi lavorarono qualche secolo dopo i Genieri dell’esercito napoleonico e da questo probabilmente origina il suo nome più conosciuto. E’ una strada molto trafficata e pericolosa e nel tentativo di renderla più sicura, seguendo le mode imperanti del momento, il suo andamento rettilineo è stato interrotto da una numerosa serie di rotonde più o meno utili.
Ma è una strada carica di storia anche se pochi tra quelli che ci passano ogni giorno hanno tempo o voglia di saperlo.
E’ una sera d’inizio estate, afosa come poche, ed io la percorro pensando ai racconti di mio nonno Arcangelo, soldato dell’artiglieria a cavallo, che la attraversò più volte nei quattro anni di leva obbligatoria all’inizio del 900, diretto alla fortezza di Palmanova. Mi aspetta una magica serata in riva all’Isonzo, ad attendere i caprioli ma, essendo in anticipo sull’ora concordata per l’incontro con il mio compagno, posso andare piano e lasciarmi avvolgere dai pensieri.
La chiesetta di Flambro appare quasi all’improvviso sulla mia sinistra: alla fine di ottobre 1917 nei suoi pressi ci fu una delle tante battaglie dimenticate per cercare di rallentare l’onda travolgente dei soldati austro-tedeschi ed impedire così la presa dei ponti sul Tagliamento. Pioveva a dirotto la sera del 30 ed il toscano Emidio Spinucci, comandante del Secondo Reggimento Granatieri di Sardegna, lasciò qui la sua vita assieme a quella di 250 soldati per dare ad altri la possibilità di mettersi in salvo sulla sponda destra del fiume gonfio d’acqua. Pensando a quella notte tragica quasi non mi accorgo dei chilometri che passano ed arrivo in un momento a Gonars: sulla destra un terrapieno è quanto rimane di un fabbricato che tra il 1942 ed il 1943 ospitò un campo di concentramento fascista dove vennero internate più di 5000 persone, prevalentemente croati e sloveni. Almeno 1600 erano bambini e tra quelle mura sparite nel tempo morirono di fame, stenti e malattie, 500 persone … il dolore infinito di due guerre mondiali in una manciata di chilometri.
Ma ho una meta ben precisa, il cimitero che alle porte di Palmanova accoglie 19.000 soltati del vecchio Impero Austro Ungarico, grossomodo l’equivalente di tutti gli abitanti di una cittadina come Sacile. Li accoglie una terra che non appartiene loro, ed in fondo almeno questo hanno ottenuto: rimanere nei luoghi che avevano sperato di conquistare e per i quali hanno pagato con la vita. Prima di scendere mi giro in direzione di Santa Maria la Longa, vicino paese dove il 16 luglio del 1917 alcuni militari della Brigata Catanzaro furono fucilati per aver preso parte ad una rivolta, erano appena arrivati dalle prime linee e l’ordine di ritornarci giunse troppo presto, quei soldati ne avevano abbastanza, non volevano più sacrificarsi per niente … li vicino c’era l’abitazione di D’Annunzio e non parve vero a qualche testa calda di cercare di tirargli il collo ritenendolo, non a torto, uno dei maggiori responsabili di quella guerra inutile e infinita. Non ci riuscirono e per tutti pagarono i 28 messi davanti al plotone d’esecuzione lungo il muro del cimitero e poi gettati in un’anonima fossa comune. Nello stesso paese e nello stesso anno, il 26 gennaio, Ungaretti aveva composto una poesia perfetta: la chiamò “Mattina” e con quattro parole: “ m’illumino d’immenso”, ben lontane da quelle abbondanti e retoriche abitualmente usate dal poeta di Pescara, aprì uno squarcio di luce nel cielo grigio di guerra.
Entro nel cimitero ed osservo le semplici lapidi dei soldati. C’è pace e silenzio tra quelle file ordinate, all’improvviso vedo una lepre correre veloce e leggera nel vialetto di sassi e capisco… questa sera per me non c’è posto per il fucile e i caprioli, folletti magici e misteriosi, potranno correre liberi.