Il furiere – fra mito e leggenda

La fureria è il sogno di ogni militare….una bella sedia, una scrivania, al calduccio di una bella stufetta mentre fuori nevica.
La caffettiera in perenne ebollizione che spande tutt’attorno quel soave aroma.
Guardi oltre i vetri appannati quei poveracci che a 7 sotto zero fanno adunata in cortile…
Moduli per permessini a portata di mano…. le mie armi: carta, penna e calamaio… una doppia fila di timbri schierati davanti a me… orario d’ufficio, niente guardie e servizi…a contatto diretto con il comandante… sempre il primo a sapere le novità.
C’è da pulire l’ufficio? Chiama l’adunata puniti… è arrivato da Treviso un Ufficiale che deve vedere il comandante? Che ripassi domani! Sono già le 6 della sera, la fureria è chiusa. E poi c’è la Rosina che mi aspetta stasera al casino fuori della caserma…
Insomma, bella la vita del furiere!
Me lo dicevo io che studiare paga: arrivare alla quinta elementare è stata per me la mossa vincente. E anche se la maggior parte dei miei commilitoni è analfabeta e devo io scrivere per loro a casa e leggere le lettere, quei “do franchi” che mi pagano per farlo mi fanno proprio comodo: un buon fiasco di rosso e mezzo toscano fanno di me il re della caserma.
ah dimenticavo…bisogna anche smistare le telefonate delle amanti del capitano ed attento a non sbagliare passandogli la moglie al telefono…

il furiere ed i caporali analfabeti

 

Nel passato
FORIERE o Furiere. – Chi precede le truppe per preparare gli alloggiamenti. È istituzione antica. Esistevano forieri nell’esercito romano (mensores o metatores; cfr. Vegezio, II, 7). Durante il Medioevo non pare vi fosse diritto di alloggiamento; vi era bensì quello del prelevamento dei foraggi e delle vettovaglie. A queste esazioni erano addetti gli ufficiali che venivano chiamati fodrarii, forrarii (dal germ. fodr; it. antico fodero “vettovaglie”; da cui il fr. fourrier e l’it. foriere, fofiero). Negli eserciti di Francesco I figuravano dei fourriers: erano in numero di quattro per legione o di uno ogni cinquecento uomini: erano ufficiali di rango elevato. Questi fourriers scomparvero però con lo sciogliersi delle bande di Francesco I. I forieri d’alloggiamento (furieri) ricomparvero poi negli eserciti moderni e durarono fino a pochi anni prima della guerra mondiale. Nell’esercito italiano il “furiere” ed il “furiere maggiore” costituirono due gradi della gerarchia dei sottufficiali, al di sopra del grado di sergente. Oltre al foriere che precedeva l’esercito v’erano nel Cinquecento forieri nelle corti dei sovrani e dei principi, cariche molto onorifiche, e con quasi le stesse attribuzioni, dipendenti dal maestro della casa. Nella corte papale si conserva tuttora la carica; il forerius maior è il primo uffiziale palatino dopo il prelato maggiordomo del papa; suo uffizio è principalmente quello di avere cura delle fabbriche dei palazzi apostolici ed altri edifizî, oltre quello caratteristico di precedere il papa nei viaggi allo scopo di allestire gli alloggi per lui e per la corte.
Cfr. Enciclopedia Italiana Treccani (edizione del 1932)

 

Nel presente
furière (ant. forière) s. m. [dal fr. fourrier, affine a fourrage «foraggio»]. – Nell’esercito italiano, fino all’istituzione del grado di maresciallo, era così denominato il sottufficiale più anziano della compagnia, o del reparto, incaricato dei servizî di contabilità; il termine è poi passato a indicare il sottufficiale (detto anche sottufficiale di contabilità) ch’era addetto all’amministrazione e contabilità del reparto (anche in funzione appositiva: maresciallo f.; sergente f.). Oggi, nella marina militare, è denominazione generica degli appartenenti a quella categoria di militari che, suddivisa in ulteriori specialità, assolve incarichi di segreteria o di contabilità o di sussistenza o di elaborazione automatica dei dati.
Cfr. Vocabolario Treccani online

Rielezione della carica
Questione: Se il furiere ed il caporal maggiore che debbono venir nominati fra i sergenti furieri […] debbano andare soggetti a rielezione dopo il quinquennio dal dì della prima elezione […]
[Risposta] […] Nè vale il dire che l’art.48 vuole che il furiere maggiore e il caporal maggiore siano scelti fra sergenti e caporali; che per conseguenza può solo essere furiere o caporal maggiore chi abbia questa seconda qualità, che questa si perde trascorso il quinquennio e non si riacquista se non mercè la rielezione, che pertanto mancando la qualità voluta dalla legge per essere furiere o caporal maggiore, dee anche cessare questo grado, eccetto la rielezione ristabilisca la capacità di chi ne fu insignito.
Cfr. Rivista amministrativa del Regno – vol. 4

Negli altri eserciti:
Tedesco: kompaniefeldwebel

Francese: fourrier

Inglese: quartermaster

Austriaco: feldwebel (non ha un termine specifico – Kanzlei era la fureria)



Auguri Caporal Cassenti
Dopo altri due giorni d’essere stato molestato da altri caporali, fui chiamato in fureria e mi venne assegnato il foglio di viaggio. Insieme ad altre due reclute dovevo raggiungere il Distaccamento della stessa Compagnia al paese di Naro. L’indomani alle ore 11 ci presentavamo in fureria a Naro.
Il furiere era un Sergente Maggiore, un napoletano colto e intelligente che capiva gli uomini al volo. Mentre spediva gli altri in camerata, mi tratteneva e porgeva la sua penna invitandomi a scrivere su fogli di carta alcune parole che mi dettava. Fu un vero e proprio esame finito con una promozione quando si accorse della calligrafia e della correttezza con cui scrissi.
Mi disse: “Tu rimani qui, con tutto il corredo che hai portato, prendi quella branda dal ripostiglio di fianco, sistemati qui, sarà il tuo alloggio per la notte. Tu ora sei il mio scritturale nella fureria”.
Mi diede le chiavi dicendomi che avrebbe avvisato lui stesso il Comando. Rimasi lì dentro, mi assegnò un tavolo e tutto l’occorrente, mi diede tre pratiche da copiare e le relative istruzioni. Dopo qualche ora le avevo, non scritto, ma stampato con ottima calligrafia e senza errori. Gliele passai sul tavolo, notai che rimase contento mentre diceva piano a se stesso “Sia ringraziato Iddio”. Anch’io che capivo la fortuna di essermi isolato dalla massa e in silenzio ringraziai Iddio.
In men di quattro giorni conoscevo già l’ingranaggio di tutto quell’Ufficio. Il furiere al quinto giorno mi volle con lui nell’osteria locale dove lui pranzava.
Appena rientrammo, a poco a poco vennero uno dopo l’altro tutti i Caporali Furieri delle tre Compagnie con distaccamento a Naro e portarono tutti gli elenchi degli allievi Caporali che avevano terminato il corso per un totale di 74.
Mi ordinò di fare un elenco unico ma di non chiuderlo. Aveva qualcosa in testa infatti alla fine mi ordinò di aggiungere il mio nome e cognome. Scrissi anche la data e allora lui provvide a timbrare i documenti da portare alla firma del Comandante e la sera stessa partirono per il 5° Reggimento Fanteria.
Dopo quattro giorni pervenne la promozione di tutti gli allievi Caporali, ma il furiere non mi disse niente aprendo la posta. Lo vidi andare in ripostiglio e tornare con due distintivi di caporale in mano, poi prese sei spilli dal tavolo e venne verso di me, si piegò, mi fece distendere il braccio e fissò i galloni in ambo le maniche, poi ritiratosi e mettendosi sull’ attenti gridò: “Auguri Caporal Cassenti”.
Ero commosso, lo ringraziai. Ero diventato solo dopo 10 giorni dalla vestizione, Caporale e per giunta Caporal Furiere!
Cfr. La Grande Guerra del soldato Cassenti dal Blog di Milocca – Milena Libera

 

Lontano dalla Guerra
Il mio Furiere quasi non faceva più niente, mi lasciava spazio. Ero diventato quasi un’autorità, andavo ad incontrarmi con quei famosi Caporali analfabeti di Agrigento, lavoravo senza posa, riposavo quando non c’era altro da fare e mentre le truppe rientravano sudate ed impolverate, stanche e depresse, io stavo in ufficio ed apprezzato. Ma le cose buone durano poco.
Per contrasti che intervennero con l’Amministrazione Comunale di Naro, a causa di tanti danni nelle Chiese e nei Conventi, il Comando di Presidio del 5° Fanteria ordinò il rientro di tutte e tre le Compagnie e dell’intero materiale che a Naro era di proprietà del Presidio. Questo avveniva appena due mesi dal mio arrivo ma in effetti le reclute erano già addestrate e quindi idonee a partire per i diversi fronti.
La 3^ Compagnia ebbe l’incarico di curare l’imballaggio ed il trasporto di tutto il materiale al 5° Reggimento. Il Furiere affidò tale incarico a me, mi lasciò otto soldati senza darmi alcun tempo limite, ma con una certa sollecitudine, poi mi salutò con l’augurio, ricambiato, di poterci vedere ancora ad Agrigento, ma non fu così. Da parte mia ci vollero ben sette giorni per l’imballaggio e relativo trasporto di tutto quel materiale alla stazione ferroviaria di Naro, dove attendevano quattro vagoni merci alla cui guardia avevo destinato la metà di quegli otto soldati.
Io me ne andai in città a dormire in albergo. La mattina dopo mi recai presso il Comando del 5° Reggimento ed ottenni tre carri di traino con rispettivi conducenti. Alle 10 iniziarono il trasporto in appositi magazzini di cui mi era stata consegnata la chiave e da lì poi furono trasferiti sui carri. Venni lodato per il sistema usato e per la premura.
Tutto arrivò dopo un giorno perfettamente alla stazione di Agrigento dove, mentre curavo e assistevo la parte finale del trasporto, non mi fu difficile vedere il mio caro Furiere in vestizione di partenza per il fronte.
All’ultimo giorno di trasporto vidi comparire la truppa con in testa la banda musicale che suonava l’Inno di Mameli. Erano circa trecento soldati che andavano alla stazione a prendere la tradotta che doveva condurli ai diversi fronti di operazione in prima linea. Ancora una volta ci salutammo con commozione, indi scomparvero nei vagoni e nel fumo della locomotiva che partiva. Io restavo ad Agrigento.
Avevo già conosciuto molti ufficiali, seppi anche che il Colonnello Brigadiere Carmelo Vella di Comitini era arrivato da altra località per comandare il Presidio. Stava a me ora coltivare il sistema migliore di evitare di partire. Alla 3^ Compagnia trovai un furiere di Canicattì con cui fu facile stabilire amicizia a mezzo del mio compaesano Alfonso Randazzo, detto “Pipituni”. Fu lo stesso Pipitone a presentarmi al Vella e alla moglie che, essendo lei originaria da Milocca, non mancò di raccomandarmi.
Per prima cosa ottenni di dormire fuori dal distretto e trovai ospitalità lo stesso giorno in una delle tante stanze in famiglia del centro di Girgenti (Agrigento) in via Neve, 45 di proprietà del signor Lazzaro.
Con una modesta retta mensile mi assicurai alloggio, vitto e caffè al mattino. Mi fu difficile il potermi collocare negli Uffici del Comando, ma seguitavo a fare il Capo-Furiere alla 3^ Compagnia alle dipendenze dell’altro Furiere di Canicattì, il quale era però scostante e rigido.
Cfr. La Grande Guerra del soldato Cassenti dal Blog di Milocca – Milena Libera