Cimitero monumentale di Redipuglia

Il Cimitero degli Invitti nasce come prima necropoli militare nella zona di Fogliano Redipuglia dopo gli eventi della prima guerra mondiale.
Il sacrario viene ideato dal generale Giuseppe Paolini e progettato dal colonnello Vincenzo Paladini dell’Ufficio COSCG con sede a Udine.
È lo stesso ente, inoltre, ad occuparsene della realizzazione dell’opera sull’altura innanzi al Colle Sant’Elia, un luogo largamente conteso durante il conflitto.
Il cantiere termina nel 1923.
La consacrazione ha luogo nella simbolica data del 24 maggio di quell’anno, a ricordo della data d’inizio della guerra da parte dell’Italia.
Il complesso, all’inaugurazione, raccoglie ben trentamila salme , delle quali oltre quattrocento di ufficiali, riesumate dai cimiteri di guerra dei dintorni o disseppellite di recente dal campo di battaglia.
La struttura funeraria del monte Sant’Elia, però, per la sua stessa conformazione era esposta al deterioramento.
Le spoglie, i cimeli, i residuati bellici subivano l’offesa delle intemperie.
Per ovviare ai danni meteorologici, agli inizi degli anni trenta il cimitero era stato al centro di importanti lavori, all’interno di un progetto di ristrutturazione: ad esempio, i muri a secco erano stati sostituiti da solide costruzioni in pietra, le salme riconosciute erano state deposte in cassette di eternit e i nomi erano stati scolpiti per evitare scolorimenti.
Si trattava però di soluzioni provvisorie, in un periodo in cui nuove esigenze si accavallavano.
Ad esempio, si sentiva la necessità di disciplinare la questione dei numerosi cimiteri ai piedi del Carso, sul Vallone o sull’altipiano, nati davvero ovunque nel decennio precedente, traslando tutte le salme in un unico, enorme ossario.
Soluzione definitiva diventa la costruzione dell’enorme Sacrario militare di Redipuglia, iniziato nel 1936 e terminato due anni dopo sull’altura antistante, il Colle Sant’Elia.
La quasi totalità delle salme conservate nel Cimitero degli Invitti viene trasferita qui e il sacrario perde notevolmente di importanza.

Alcune iscrizioni sui cippi

 

Aviatori
“Or non più batte che l’ala del mio sogno.”


Bersaglieri
“I più veloci a trasformarsi in croci.”


Bersaglieri ciclisti
“La mia ruota in ogni raggio è temprata dal coraggio
e sul cerchio in piedi splende la fortuna senza bende.”


Pontieri
“E il Duca a lui: “Caron non ti crucciare: vanno per altra via ad altra piaggia
sono i miei fanti, e più non dimandare!”


Del Maggiore Giovanni Riva e di suo figlio Alberto Riva di Villasanta (medaglia d’oro)
“Guardami il petto, Babbo e dimmi: sei contento?
Alberto più che mai tuo padre ora mi sento!
Ma la povera mamma rimasta così sola?
Un’altra Madre, Italia, di noi la riconsola!”
Di un ufficiale sconosciuto
“Seppero il nome mio gli umili fanti,
quando balzammo insieme al grido: “Avanti!”
Di un soldato sconosciuto
“Passasti tra le genti come il piccolo Fante,
ed ora dalla fossa rimbalzi a noi gigante!”
Di un soldato ignoto
“Che t’importa il mio nome?
Grida al vento:
Fante d’Italia!
E dormirò contento.”
Di soldati ignoti
“Mamma mi disse: Va!
…e io l’attendo qua.”
“Vento del Carso, tu che sai il mio nome,
bacia mia madre sulle bianche chiome.”
“Povera mamma mia: riasciuga il pianto!
Tu non mi vedi eppur ti sono accanto.”
Filo spinato
“Non questi fili ruggin colora:
del nostro sangue son vermigli ancora.”
Mazze ferrate
“Armi novelle di barbaria antica:
tutto sfogò su noi l’ira nemica!”
Gavetta
“Fida gavetta mia, pace anche a te quassù!
Ora se non sei colma, io non borbotto più.”