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 Indossare una divisa può essere anche solo un gioco, uno di quei momenti magici capaci di riportarci al tempo spensierato dei bambini, oppure a giornate particolari e diverse come quelle un po’ folli di carnevale; a volte però può diventare qualcosa di più profondo e trasformarsi in una specie di passaporto per mezzo del quale riuscire ad attraversare il tempo e le diversità. Per ricreare questa magia ci vuole l’aggiunta di un ingrediente speciale, come un luogo unico e perfetto e per finire bene l’opera, anche di un qualcosa in grado di unire il tutto fondendolo perfettamente assieme. In questo senso indossare una divisa da soldato della Grande Guerra alle Cinque Torri è, almeno per quanto mi riguarda, un’esperienza particolare e diversa da altre in cui porto scarponi e fasce mollettiere.  In quel luogo unico e speciale incontro ogni anno persone che vedo e frequento poco ma con le quali si sono intrecciati i fili di un sentire comune che rendono veri e piacevoli un abbraccio e una stretta di mano.  Ed è proprio lì, tra quelle rocce così vicine al cielo, che sento forte la presenza di un piccolo soldato, mio nonno, che la divisa l’ha indossata per partecipare suo malgrado ad una Guerra Grande, riuscendo poi fortunatamente a toglierla e a ritornare a casa, quasi per miracolo.

 In quei momenti è come avere la sua mano sulla mia spalla e provare un piacevole senso di sicurezza e protezione ed è davvero bello poter rinsaldare in questo modo i nodi di un affetto che il veloce correre del tempo non è mai riuscito a spezzare. Ma c’è di più: le Cinque Torri sono uno strano crocevia; come le dita di una stessa mano sono il luogo di incontro di divise e lingue diverse, un tempo non lontano nemiche, ma legate da sentimenti comuni che oggi permettono di sedersi attorno allo stesso tavolo per mangiare e bere assieme e di rendersi così conto che questi cent’anni non sono passati invano. Per capirlo basta abbandonare anche per un’istante l’idea di confini che allontanano separando per scoprire che l’Europa, questa Europa in cui radici diverse affondano in un terreno fatto dalla stessa storia, è una cosa viva, costruita da persone unite da più somiglianze che diversità e davvero lontana anni luce da quella arida ed inutile cosa che un triste gruppo di burocrati senza cultura del ricordo e senza voglia di futuro, con il pensiero rivolto solo all’economia e alla creazione di regole spesso incomprensibili, vorrebbe proporci. E così, quasi per paradosso, le Cinque Torri, luogo unico e magico di una guerra terribile e non lontana, dove oggi è possibile indossare divise e parlare lingue diverse, senza odi né rancori, riescono a rappresentare uno dei mezzi attraverso i quali unire e non dividere, ridurre le inevitabili distanze e comprendere meglio, accettandole, le diversità trasformandole in opportunità e non impedimenti. Sistema quasi perfetto per consentirci di continuare ancora a camminare assieme in un mondo che tanti vorrebbero fatto di strade divise.

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